doda angeletti / DDp – the Elves Factory

 

Eccoci qui!Devo fare la cosa più complicata del mondo: parlare di me e di quello che faccio.

Partire da una definizione e collocarsi in un punto specifico della stessa, è un esercizio di stile complicatissimo, soprattutto nel momento in cui, quello che faccio non è altro che “giocare” con il mio istinto, la libera ispirazione, le mie capacità, con il mio personalissimo gusto e background culturale ed esperienziale.

Quello che con certezza posso dire di me e della DDp – the Elves Factory è che… esistiamo da sempre: da sempre giochiamo con colori e materiali. Un aneddoto che mi piace raccontare è legato al modo in cui io abbia imparato a fare le cose che so fare. Attribuisco il tutto alla fortuna (più per me che per gli altri) di essere stata una bambina “vagamente irrequieta”, circondata (seconda fortuna) da una famiglia composta da persone adulte (bambini a loro volta durante la II Guerra Mondiale) che mi hanno trasmesso, come fosse un gioco, l’arte di “recuperare”, “non buttare via nulla”, “costruire”, “reinventare” “cucire”, “fare la maglia”, “intuire le potenzialità di un materiale”… il tutto per “tenermi buona e impegnata”.

E quando cresci così… dentro ti si “appiccica” qualcosa che, per dirla alla Baricco” poi non te lo levi più”.

E… attraversi la vita, facendo le tue scelte, ma c’è sempre “qualcosa” che “preme” per uscire, che ha la necessità di “sfogare”, che si crea prepotentemente uno spazio trasformandosi nel tuo “rifugio sicuro”.

Poi decidi , apparentemente dalla sera alla mattina, che lo spazio in cui tutto questo è relegato non basta più e così… lasci il tuo lavoro (bello, sudato, costruito, sicuramente, a tratti anche appagante) perché,  per quello che sei , non va più bene e semplicemente “fai il salto nel buio”.

E in quel momento inizia una (LA) nuova vita, fatta di tante incertezze,difficoltà, fatiche, ma anche (soprattutto) di tanto TE.

Inizi semplicemente a “creare” “stupirti” “sperimentare” … “sentirti finalmente coinvolta nella tua vita”.

E così nel 2011 nasce ufficialmente (finalmente) la DDp – The Elves Factory in cui le parole d’ordine sono #riciclo, #creatività , #colore, #sogno, #gioco.

Poco dopo l’attività principale si traduce nella creazione di “borse e accessori in tessuti e materiali riciclati” con numerose digressioni in “altri mondi” che nascono dall’ispirazione del momento dettata da quello che mi trasmette il materiale/oggetto di turno.

La sensazione continua ad essere quella di dipingere con materiali molto meno convenzionali di una tela ed un pennello. Ma… diciamocelo, chi mai mi prenderebbe sul serio se dicessi che per vivere faccio la pittrice e poi vedesse le mie creazioni!?!??!

https://www.facebook.com/DDpegaso/

Il progetto/I materiali

La DDp – The Elves Factory è stato da subito, per me, qualcosa al di là del “brand”, inteso nel senso strettamente commerciale di “marchio”, si trattava di racchiudere in un nome tutto ciò in cui credo, tutto ciò che mi appassiona: l’arte, la cultura celtica, l’amore per la natura, la passione per i colori.

Mi diverte e mi stimola lavorare con colori che non trovo disposti su una tavolozza ma che devo ricercare tra campionari di tappezzeria, vecchi capi di abbigliamento, scarti di lavorazioni altrui: è un processo creativo che si innesca praticamente da solo al quale devo imprimere “solo” la mia voglia di esserci, di esprimermi, di raccontare come mi sento in quel preciso momento.

Il riciclo di materiali come i tessuti mi mette nelle condizioni di portare avanti un progetto che va al di là della “semplice creazione”: quello di contribuire (nella misura di una goccia d’acqua nell’oceano, forse) al riutilizzo di “qualcosa” il cui smaltimento rappresenterebbe un processo costoso e profondamente nocivo per l’ambiente.

Con il tempo “il progetto” ha iniziato ad uscire dalle mura del laboratorio, ha smesso di essere la mia “idea” ed ha iniziato ad essere la parte “discorsiva” della presentazione delle mie creazioni, non perché mi piaccia fare del proselitismo, ma solo perché ho iniziato a rendermi conto che le persone sono realmente interessate ad esso, si appassionano alle mie spiegazioni che esulano, a volte, dal processo creativo nudo e crudo e che raccontano di quella consapevolezza, che è nata con il tempo, di tante realtà legate ai processi produttivi e di smaltimento. Vivo con la certezza che ad oggi nel mondo esista già tutto quello di cui si avrebbe bisogno per vivere serenamente per i prossimi cento anni, senza necessità di produrre altro, si tratta “solo” di ritrovare il gusto della durabilità dei materiali, del loro riutilizzo, della scoperta delle loro potenzialità al di là della “natura di nascita”.

Partendo da questo presupposto il processo creativo, inevitabilmente, non si ferma al coinvolgimento dei soli tessuti, ma si muove in mille altre direzioni e nascono così, insieme a borse ed accessori, anche lampade, complementi d’arredo, gadget vari, giocattoli e… tutti  figli  semplicemente di “qualcosa” che “mi capita tra le mani” e che mi trasmette la propria voglia di rivivere in altra forma e… io “ascolto ed eseguo”, guidata ancora una volta dalle forme, dai colori, dagli odori, dalle sensazioni tattili che quel materiale/oggetto mi trasmette: è come riscrivere, ogni volta, il finale di una favola già raccontata, creando qualcosa che, nella mia idea, dovrà durare talmente tanto “in buona salute” da non dover mai più essere “smaltita”.

Tutto questo sicuramente mi posiziona all’interno di una “nicchia produttiva e di genere” all’interno della quale io devo e voglio esserci durante tutto il processo, dall’ideazione alla firma finale: un luogo (fisico, mentale ed emotivo) che mi “impone”, a volte, anche arresti improvvisi laddove mi accorgo che per portare “a finito” un oggetto dovrei utilizzare materiali non in linea con le mie idee di salvaguardia ambientale (vernici, resine, tinture varie). Tuttavia in quella “nicchia” io ritrovo me stessa e le cose in cui credo, e se da una parte, per molti, questo si traduce in “limite produttivo” per me rappresenta unicità, non replicabilità (finito un materiale… si passa ad altro), durabilità, certezza di aver portato avanti un progetto che… “sa di buono” e in cui, con il tempo, le persone hanno imparato riconoscere me e le mie creazioni e questo è il modo più appagante del modo per essere certi di viaggiare sulla strada giusta.

 

https://www.instagram.com/ddp_the_elves_factory/

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